Il Pdl non sbanda

Non è successo niente, tutto come prima o quasi. Gli umori del Cavaliere e le elezioni perse (di poco) in Sicilia non modificano i piani di Angelino Alfano: si faranno le primarie e il Pdl continuerà a sostenere il governo tecnico: “Per quanto ci riguarda Monti va avanti”. Tanto lontano dal coltivare l’idea del parricidio, quanto estraneo per natura alle crisi nervose, il segretario del Pdl non molla, non intende appiattirsi su Monti ma nemmeno su Berlusconi, e coltiva un progetto di autonomia: imbracciare la bandiera della riforma elettorale per distinguersi dal suo padrino politico e stanare pure Bersani.
16 AGO 20
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Roma. Non è successo niente, tutto come prima o quasi. Gli umori del Cavaliere e le elezioni perse (di poco) in Sicilia non modificano i piani di Angelino Alfano: si faranno le primarie e il Pdl continuerà a sostenere il governo tecnico: “Per quanto ci riguarda Monti va avanti”. Tanto lontano dal coltivare l’idea del parricidio, quanto estraneo per natura alle crisi nervose, il segretario del Pdl non molla, non intende appiattirsi su Monti ma nemmeno su Berlusconi, e coltiva un progetto di autonomia: imbracciare la bandiera della riforma elettorale per distinguersi dal suo padrino politico e stanare pure Bersani.
“Chi ha studiato i manuali di stregoneria sa che il modo più certo di sottrarsi a un incantesimo è quello di voltarsi dall’altro lato”, dice un senatore del Pdl. E dunque Alfano gira la testa e si comporta come se non avesse visto (né subìto) il tumultuoso Berlusconi di sabato a Villa Gernetto. Così ieri sera ha voluto mostrarsi in conferenza stampa, malgrado ci fosse chi gli consigliava il contrario (forse persino il Cavaliere con il quale ha parlato), per offrire al pubblico famelico dei giornalisti un’anteprima dello spettacolo che andrà in scena nei prossimi mesi: il romanzo di formazione di un leader, certo più sparagnino e meno amabile per il popolo del Cavaliere, ma forse interiormente già libero dal padrinato di Berlusconi. Per il momento il cinismo dei fatti, che conta più della crisi emotiva o degli umori neri del fondatore, viene in soccorso ad Alfano: il quadro, per quanto sfilacciato, consente di proseguire lo schema concordato all’indomani dell’annunciato ritiro del Cavaliere. Seppur frazionato, il centrodestra rimane maggioritario nelle urne siciliane (i suoi candidati superano il 40 per cento), e il Cav. che abbaia ha deposto gran parte della carica più aggressiva quando ha deciso di volare in Kenya e di restarci fino alla settimana prossima. Non ci sarà crisi di governo, il piano prosegue pressoché immutato. “Mai detto che nel governo Monti va tutto bene, ma nemmeno che siamo antimontiani. Voteremo sempre la fiducia, anche sul ddl anticorruzione”, ha detto Alfano.
Il Cavaliere tace e parte per il Kenya, mentre il gruppo dirigente del Pdl teme, e si lagna con il capo, gli attacchi che ritiene di subire dal Giornale di Alessandro Sallusti e anche dai telegiornali Mediaset. A Berlusconi sono arrivate molte telefonate di lamentela negli ultimi due giorni, e a tutti il Cavaliere ha risposto dicendo che non è lui a ispirare la linea politica, i commenti e i servizi del suo gruppo editoriale; il guaio è che i suoi uomini in Parlamento lo conoscono bene, e dunque non gli credono. E’ per questo che tra i sostenitori di Alfano ieri si era a un certo punto diffuso il timore che il Cavaliere silente e vacanziero avesse affidato ad altri lo “spolpamento” del segretario dopo le elezioni che in Sicilia hanno consegnato la vittoria al candidato del centrosinistra Rosario Crocetta. D’altra parte, dopo la conferenza stampa di Villa Gernetto, sabato scorso, Daniela Santanchè aveva chiesto esplicitamente le dimissioni del segretario. Ma non pare sia così: nessuno ha sparato contro Alfano, come se – al contrario – ci fosse un ordine di scuderia del tutto diverso, di segno opposto. E difatti nel pomeriggio Berlusconi ha avuto con il segretario del Pdl un colloquio molto garbato. Alfano ha insistito su un punto: “Dirò che Monti va avanti. Non posso, proprio non posso, dire il contrario”, e la notizia delle notizie è che il Cavaliere gli ha risposto: “Va bene”. Aggiungendo, come subordinata: “Però non fargli i complimenti”.
Dunque il Pdl non è esploso, il giovane segretario non ha dovuto recidere brutalmente “il cordone ombelicale” e Berlusconi è parso più consapevole e moderato (nelle intenzioni) di quanto le sue ultime esternazioni non lasciassero immaginare. D’altra parte la settimana scorsa, ad Arcore, il Cavaliere aveva parlato senza reticenze con alcuni amici e con i direttori dei suoi telegiornali tutti riuniti a pranzo a Villa San Martino: “Nessuno deve avere la presunzione di escludere l’altro, nel mio movimento c’è spazio per tutti e Alfano è bravo. Se dovete chiamare della gente in televisione chiamate lui, oppure la Santanchè o le facce nuove come Nunzia De Girolamo”. Salvo novità al momento imprevedibili – ma gli umori del Cavaliere sono sempre imprevedibili – è ad Alfano che viene confermato l’incarico di rilanciare e rinnovare il centrodestra: oggi si terrà una riunione per stabilire le regole delle primarie, che saranno di partito e non di coalizione. Nella manica del segretario c’è infine un asso, una mossa simbolica e politica insieme: farsi motore della riforma elettorale. Lo ha detto tra le righe anche ieri: “Il Pdl lavorerà per cambiare il porcellum”.